Una settimana nella cucina di Valentino
Questa è stata una mia consulenza personale. A Mosca ho lavorato con la squadra di Valentino sulla sequenza che avrebbero ripetuto ogni giorno: prima la stesura, poi la precottura, infine la farcitura. In tre giorni avevano capito il lavoro. Il quarto sono rimasto a guardarli: potevano andare avanti anche senza di me.
Valentino mi ha lasciato del tempo per visitare Mosca. Ancora oggi, quando ripenso a quella consulenza, il ricordo più bello è proprio il quarto giorno. Ero andato per insegnare qualcosa e l’avevo imparato anch’io: arriva il momento in cui bisogna lasciare il banco alla squadra.
Il ricordo che mi sono portato a Roma
Con Valentino è nata un’amicizia. Nella sua cucina al centro di Mosca ho mangiato piatti italiani che ricordo ancora tra i migliori che abbia assaggiato. Negli anni la sua Pinzeria è cresciuta e sono arrivati altri locali. Io racconto il pezzo che ho vissuto di persona, con quella prima squadra.
Una sera i ragazzi del ristorante mi hanno invitato a giocare a pallone. C’erano dieci gradi sotto zero. A fine primo tempo sono andato in panchina, ho preso la borraccia e non usciva una goccia: l’acqua era diventata ghiaccio. A Roma, una partita così non mi era mai capitata.


